Tre Bicchieri 2015: l’eccellenza del vino italiano si apre al mondo

“Chi convoca conferenze stampa al sabato mattina dovrebbe essere penalmente perseguibile”: la mia naturale allergia per gli incontri stampa si acuisce in attesa del rendez-vous di oggi, sabato 25 ottobre. Nel mio piccolo passato nella cronaca locale, ho sviluppato un’idea precisa di questi eventi: un momento più o meno lungo e più o meno noioso in cui un numero imprecisato, ma sempre esagerato, di relatori espone fumo per addormentare l’uditorio. Con il tempo, ho sviluppato diverse strategie mentali e fisiche che mi hanno aiutato ad affrontare  incontri, convegni o seminari al di sopra di ogni facoltà di umana sopportazione. Stavo cominciando a fare yoga e flessioni per seguire anche questa presentazione della guida Vini d’Italia 2015 del Gambero Rosso quando ho capito che sarebbe stato uno sforzo vano. Mi sembra di non avere mai speso meglio un fine settimana. Sarà l’ebbrezza dell’argomento, sarà un miracolo, ma, per ben due ore e mezza, il meglio del vino italiano nel mondo mi si è svelato con un climax di produttori, statistiche, opportunità.

Oltre al plauso unanime per il prodotto enoico tricolore, sono emerse anche indicazioni su come muoversi di qui a breve su mercati tutti ancora da esplorare: il giornalista cinese Wang Xiangqiao, Xinhua News Agency, ha a mio avviso fatto centro esortando i produttori a fare un lavoro maggiore sulla comunicazione del vino che è via via sempre più apprezzato da una crescente fetta di pubblico, nonostante i prezzi. Il francese Bernard Bedarida, giornalista dell’emittente Tf1, ha messo da parte ogni campanilismo per sottolineare l’originalità e l’inventiva dei produttori italiani, capaci di coltivare su un vulcano (l’Etna, ndr) o di dare vita, più che a delle cantine, a delle vere opere di design. Se, a detta del consigliere dell’ambasciata messicana Ruiz Cabanas Izquierdo e del Ministro dell’Ambasciata giapponese a Roma Hideo Fukushima, il vino italiano può perfettamente prestarsi all’abbinamento con le rispettive cucine, la corrispondente della tv di stato turca Yasemin Tuskin e l’ambasciatore australiano Doug Trappett hanno si sono concentrati sulle potenzialità commerciali dei loro mercati. La Turchia è anagraficamente giovane e presenta una forte apertura verso lo stile di vita italiano: inevitabile quindi la curiosità verso il vino proveniente dalla nostra penisola, nonostante il ricarico fiscale dettato dall’esclusione di Instanbul dall’Unione Doganale. Paese nicchia? Oggi sì, ma è un mercato aperto a tutti i tipi di vini che può riservare grandi soddisfazioni a chi oggi sa presentarsi correttamente. La terra dei canguri, nonostante la lontananza geografica, è vicina al Belpaese grazie alla sempre più ampia comunità di italiani che, in ogni caso, vuole continuare ad essere legata alla propria terra grazie ai suoi prodotti tipici e al vino. L’ambasciatore ha ricordato come tre anni fa, ben 900mila persone avessero risposto a un sondaggio dicendo “Sì, siamo italiani”. Se a questo ci sommiamo anche il fatto che, negli ultimi 5 anni, il consumo del vino sia cresciuto del 32%, il gioco è fatto.

Terminata la presentazione dopo i ringraziamenti di Marco Sabellico per chi ha contribuito alla realizzazione della guida, oltre alla comprensibile curiosità per la degustazione dei Trebicchieri che di lì a poco sarebbe seguita nel pomeriggio, ho lasciato la sala con uno stato d’animo nuovo, senz’altro migliore di quello con cui sono entrato in sala poche ore prima: grazie alle telecomunicazioni che hanno avvicinato tra loro gli individui di questo pianeta, ci sono sempre più persone che vengono a conoscenza di quello che l’Italia è realmente, di ciò che ha, di ciò che può proporre in termini di qualità per vini e prodotti alimentari in genere. Bisogna sapersi porre nel modo giusto, bisogna sapere formulare una storia che racconti il carattere del produttore, del suo territorio, di quello che può offrire. Personalmente, credo sia una sfida da raccogliere senza indugio e che sia da vincere: con le nostre competenze e le nostre terre, siamo condannati all’eccellenza e non possiamo permetterci di avere risultati alternativi all’essere punto di riferimento a livello mondiale per tutto ciò che orbita attorno al vino e al cibo.

(Editato lunedì 27 ottobre 2014)

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