I 10 argomenti del crociato della cucina emiliana

Scusa, volevo dirti che ho assaggiato il Lambrusco e non solo non mi è piaciuto, ma l’ho trovato veramente disgustoso”. Ho dovuto affrontare questa conversazione a una degustazione. Per appurare tale stroncatura, ho accertato come il disgraziato sommelier di turno stesse servendo gli ultimi sgoccioli di un metodo ancestrale, del vino “sporcato” dai lieviti rimasti all’interno della bottiglia in seguito alla seconda fermentazione e non rimossi mediante sboccatura. Per spiegare tale concetto, ho dovuto indossare una cotta di maglia e impugnare uno scudo recanti le insegne del crociato della Cucina Emiliana. Questa figura mitica fa da ambasciatore all’estero (cioè a nord del Po e a sud degli Appennini) del Buon Bere e del Buon Mangiare e difende dalle ingiuste critiche i prodotti della terra a lui tanto cara. Qui di seguito, ecco gli argomenti in cui questo guerriero ha sviluppato un sublime livello di competenze dopo un lungo percorso di addestramento. Se vi capitasse mai di affrontare una discussione o una banale chiacchierata intorno a questi argomenti dovete mettere in conto una cosa: non ne uscirete vivi.

  1. Che cosa è la Cucina Emiliana? Questo è il primo comandamento del Crociato della Cucina Emiliana. il guerriero riuscirà a trovarvi riferimenti storici e letterari di ogni tipo in qualsiasi anfratto per intrattenere il suo interlocutore sul perché questa cucina sia la Cucina vera, di cuore, di sostanza, che sa toccare l’animo del commensale per trasmettere il suo carattere di amicizia, convivialità.
  2. Romagna. L’Emilia è una cosa, la Romagna è un divertimentificio sul mare che solitamente dista da casa almeno un’ora di macchina. Il crescione e la piadina romagnola sono cibi etnici che vengono consumati in occasioni specifiche (d’estate o solo ed esclusivamente durante le feste patronali). Il crociato della cucina emiliana considera auspicabile l’istituzione di check-point sul fiume Santerno, il confine naturale tra Emilia e Romagna. Nota bene: i ferraresi non sono né emiliani, né romagnoli, ma sono veneti che abitano a sud del Po.
  3. Il maiale. Ogni crociato della cucina emiliana che si rispetti conosce un imprecisato numero di modi per glorificare il maiale, di cui non si butta via mai niente, di cui si conoscono i tagli e i prodotti derivati. Di fronte a un crociato della cucina emiliana, la mancata distinzione del cotechino dallo zampone può essere causa di aggressioni all’arma bianca. Un vero crociato della cucina emiliana, quando transita di fronte a una porcilaia, inspira a pieni polmoni per abbandonarsi al sentimentalismo sussurrando «Aria di ricchezza, di operosità e di benessere emiliano». Nota bene: in Emilia non esistono vegani o vegetariani.
  4. Lambrusco. Il vero vino emiliano è il Lambrusco che viene prodotto nelle province di Modena e Reggio Emilia. Non sono ammesse eccezioni. Il crociato della cucina emiliana non manca mai l’occasione di decantare le qualità delle sue bollicine rosse e condanna fermamente il mancato conferimento della Docg a questo vino pregiato. I consumatori di Albana di Romagna vengono sanzionati con spietate spedizioni punitive: per tale ragione, da Piacenza a Bologna, è impossibile trovare un consumatore di questo prodotto. Chi non apprezza il Lambrusco, o è una brutta persona, o ha qualcosa nascondere. Tertium non datur. Ps: per il Lambrusco non è consentito altro contenitore all’infuori della bottiglia di vetro.
  5. Le eccellenze. L’aceto balsamico di Modena Igp, l’aceto balsamico tradizionale di Modena Dop, il Parmigiano Reggiano Dop, la ciliegia moretta di Vignola, il salame di Felino, il prosciutto di Parma Dop, il borlengo, il bensone e molto altro ancora. La lista è molto lunga, ma il crociato della cucina emiliana non ha problemi a terminarne l’elencazione a memoria citando le doti organolettiche delle varie eccellenze della sua regione nonché i rispettivi disciplinari di produzione per le specialità certificate. Gli abbinamenti? Ovviamente, ogni prodotto tipico emiliano è facilmente abbinabile al Lambrusco. Avevate dubbi a riguardo?
  6. Conosco un posticino. Se il crociato della cucina emiliana non è capace di snocciolare un’ampia lista di osterie, trattorie, bettole e bische in cui si mangia “come una volta” con annesso elenco di specialità, allora non è degno di tenere alto il vessillo dell’emilianità. Secondo lo storico francese Jacques Le Goff, le conoscenze crociato della cucina emiliana avrebbero ispirato la descrizione del tipico ristorante rustico all’interno del celebre “Bar sport” di Stefano Benni.
  7. Bottura. Il crociato della cucina emiliana può sviluppare diverse propensioni negative nei confronti dello chef tre stelle Michelin titolare dell’Osteria Francescana a Modena. In sintesi, o lo ignora totalmente o emette fatwe a ciclo continuo, più o meno ad ogni articolo di giornale o servizio tv: «Ma come fai a preparare un “Ricordo di panino alla mortadella”?», sentenzierà il crociato, privo della benché minima conoscenza sull’argomento dell’alta cucina, ricordando come tali amenità non abbiano nulla a che vedere con la rigorosità della tradizione.
  8. Le ortodossie. Una cosa sono i tortellini, una cosa sono i cappelletti. Una cosa sono le tigelle modenesi, una cosa sono le bolognesi crescentine (con la “s” sorda trascinata all’inverosimile). La regola è la seguente: l’unica vera ortodossia dell’interpretazione della cucina emiliana è quella sviluppata nel territorio incluso tra i fiumi Secchia e Panaro, territorio che curiosamente coincide con quello modenese, che, a sua volta, ha dato i natali a chi scrive.
  9. Le barbarie. Quanto enunciato al punto 8, si traduce nella condanna di barbarie e usanze stravaganti che, guarda a caso, sono spesso di stampo reggiano. Un esempio? Versare qualche dito di lambrusco nel piatto di tortellini in brodo o allungare lo stesso bicchiere lambrusco con della vile acqua minerale.
  10. Il primato del proprio territorio. Ogni crociato della cucina emiliana degno di rispetto, deve stabilire il primato del proprio territorio su quelli vicini, evidenziando la superiorità della terra di origine per posizionare a un rango inferiore quelle rivali. L’Emilia sarebbe una regione perfetta, se non avesse quattro difetti: Piacenza (che poi è solo un altro pezzo di Lombardia a sud del Po), Parma, Reggio e Bologna. Tutto ciò, si traduce in una costante opera di propaganda e comunicazione da parte del crociato della cucina emiliana sotto varie forme: verbale, nell’incontro colloquiale di tutti i giorni in cui esalterà l’indiscussa superiorità dell’eccellenza da lui difesa, sul web con lunghi e dettagliati post sul proprio blog.

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