I numeri del vino italiano nel mondo

Nel mondo c’è bisogno di mediatori culturali dell’eccellenza enogastronomica italiana, di professionisti che sappiano incontrare operatori stranieri per comunicare e raccontare la qualità che possono offrire i vini e i prodotti realizzati dalle aziende della penisola. È questa la chiave di lettura che si può fornire a fronte dei dati diffusi dall’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino sulle esportazioni italiane nel 2013. I numeri sono stati enunciati al pubblico accorso durante la presentazione della guida Tre Bicchieri del Gambero Rosso.

EXPORT – La quota export nel 2013 è stata pari al 50% sulla produzione totale ed equivale a 5 miliardi di euro, il dato più alto di sempre. Nel primo semestre 2014, l’Italia ha esportato vino per 9,9 milioni di ettolitri per un valore di 2,3 miliardi di euro. Considerando tutto il 2013, l’Italia ha esportato oltre 20 milioni di ettolitri in tutto il mondo. La produzione di vino in Italia per il 2014 è prevista a quota 44,4 milioni di ettolitri, dietro alla Francia con 46 milioni e davanti alla Spagna a quota 37. A fare ben sperare, oltre alle cifre riguardanti il valore economico dell’esportazione, sono le considerazioni di ambasciatori e operatori esteri in merito al vino tricolore: c’è sete di qualità italiana e i produttori non possono farsi trovare impreparati .

I GRANDI – Gli Stati Uniti d’America sono fini conoscitori del vino italiano: i degustatori a stelle e strisce costituiscono il principale cliente di vino in Italia con 1,077 miliardi di euro di valore e, in merito ai volumi sono secondi solo alla Germania: 2,9 milioni di ettolitri contro 5,9 milioni. Da gennaio a giugno, l’Italia ha esportato negli Usa 1,4 milioni di ettolitri (+0,4%), per un controvalore di 542 milioni di euro (+3,3%). La Germania costituisce il principale mercato europeo dei vini italiani: 467 milioni di euro il valore dei prodotti acquistati solo nel primo semestre del 2014 (-5% rispetto l’anno scorso). Anche i francesi apprezzano il vino italiano e lo hanno dimostrato aprendo il portafogli: i transalpini sono l’ottavo cliente del nostro Paese e se, nel 2013, è stata registrata una forte contrazione in termini quantitativi (-5,5%), si è recuperato con più qualità e prezzi più alti: 139 milioni di euro (+9%). Nel primo semestre 2014, invece, è stato registrato un incremento dei volumi del 2,3% a volumi e un calo del valore del 3,2%. La cosmopolita Olanda è il decimo Paese cliente dell’Italia, dopo la Danimarca e prima della Russia. Nel 2013, la penisola ha esportato in questo Paese 450mila ettolitri di vino per 117 milioni di euro (+1,8%). Nel primo semestre 2014 è stato registrato un aumento dei volumi e dei valori (+6%). La Polonia è il 20esimo Paese cliente dell’Italia, con 140 mila ettolitri e un valore di 30 milioni di euro. Verso questa destinazione, nei primi sei mesi del 2014 l’Italia registra un +20% a volumi e un +27% a valore.

CINA E GIAPPONE- L’estremo oriente deve entrare nelle strategie di marketing di quei produttori che vogliono aggredire l’estero. Se il Giappone può considerarsi per l’Italia un mercato consolidato, è relativamente più recente lo sbarco in Cina: qui i prodotti del Belpaese soffrono la concorrenza dei francesi, veri dominatori del mercato cinese con oltre il 50% delle quote, grazie a una più lunga esperienza, sostenuta dal blasone dei vini rossi bordolesi. Nel 2013, verso il Giappone (sesto mercato di destinazione dei vini made in Italy), abbiamo esportato 426 mila ettolitri di vino (-3,8%) per un valore di 154 milioni di euro (dato stabile). Si tratta di un mercato maturo in cui l’Italia gode di buona fama, grazie all’ammirazione e al legame dei giapponesi nei confronti dei prodotti dell’agroalimentare made in Italy. La tigre cinese rappresenta il quindicesimo mercato per l’Italia a livello mondiale: nel 2013, Pechino ha ricevuto 219mila ettolitri di vino, con un sensibile calo nei volumi del 32%, per un valore pari a quasi 75 milioni di euro (con solo un -3%). Un recupero generale si è visto nei primi sette mesi del 2014, con i volumi che sono risaliti del 7,8% ma con un calo in valore del 7,7%. Scorrendo questi dati, si può osservare come la Cina non sia una terra per deboli di cuore: mostra sì forti potenzialità, ma oppone sfide difficili per quanto concerne la burocrazia e, soprattutto, grandi difficoltà culturali. Forse, proprio su quest’ultimo aspetto potrebbe intervenire un professionista capace di abbinare a tavola la cucina tradizionale cinese e il vino italiano per fare incontrare due mondi e sviluppare sinergie inedite.

GLI EMERGENTI – Sono realtà emergenti nel ruolo di compratori, ma ignorarli significherebbe trascurare volutamente una vasta fetta di clientela che non vede l’ora di banchettare con vini italiani. L’Australia nella classifica dei paesi clienti dell’Italia, è al 18mo posto, preceduta da Repubblica Ceca e seguita da Ungheria e poi Polonia. Come evidenziato durante la stessa presentazione della guida Tre Bicchieri, in quell’angolo di Oceania risiede una folta nonché giovane comunità di migranti di origine italiana che vuole comunque sentirsi a casa grazie al buon cibo e al buon bere. Discorso completamente diverso per la Turchia: il mercato italiano, finora piccolissimo, ammonta ad appena 2,5 milioni di euro il valore del vino che ed è costretto a fare a pugni con i cugini francesi (con 3,3 milioni di euro). Si tratta di cifre esigue rispetto ad altri paesi di destinazione, tuttavia, secondo recenti analisi dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero, si tratta di un mercato che presenta fattori di crescita, fattori determinati dalla presenza di giovani consumatori aperti a conoscere nuovi prodotti, dalla crescita del turismo e dall’aumento del numero di donne nel mondo del lavoro. Malgrado le diversità culturali e la tassazione sugli alcolici, la Turchia rappresenta una piazza da tenere sotto controllo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *