Il vino e il concetto di “Content is king, distribution is queen”

Degustazione di Berebene 2015. Sto vagabondando senza meta per la corsia quando la mia attenzione viene attirata da un uomo dietro al tavolo. È alto, indossa una camicia rosa, è stempiato e, soprattutto, ha una parlantina toscanissima. No, di più. È un distillato di “c” aspirata, di quella “Gorgia toscana” che, personalmente, mi ha sempre suscitato una profonda sensazione di immediatezza, convivialità, calore umano. Il mio interlocutore è Fabrizio Forconi (foto) del Podere dell’Anselmo di Montespertoli, provincia di Firenze. Il nome della sua azienda è stato citato nella guida Berebene 2015 per l’Anselmino ’13, un bianco di toscana Igt a base di Malvasia lunga del Chianti, Riesling Italico e Trebbiano di facile beva, spiccatamente sapido, fresco, dai sentori minerali ed erbacei. «Perché io in cantina non voglio annoiarmi – racconta Fabrizio – non volevo che si percepissero i soliti sentori floreali della Malvasia». Il risultato raggiunto, a mio avviso, è tutt’altro che noioso. È un vino che invoglia ad assaggiare un altro sorso, a chiacchierare e a scherzare con lo stesso Fabrizio che, da dietro il tavolo, non si tira indietro. Nei pressi della sua postazione si aggirano le sue due figlie biondissime debitamente sorvegliate dallo sguardo paziente di sua moglie. Alta e slanciata, la sua compagna di vita è tedesca, originaria di Dortumund: «Senza dubbio, meglio il Borussia del Bayern Monaco» ride Fabrizio. «Guarda, ti faccio provare il supertuscan», mi dice facendo sentire distintamente la “u” in “supetuscan”, in barba ad ogni convenzione anglofona. La mano afferra saldamente la bottiglia e il rosso di Toscana Igt viene agilmente versato nel mio calice: un rubino molto carico all’occhio viene seguito da un naso ricco di frutta rossa e da una bocca estremamente piena di more, mirtilli e ribes, con una freschezza sfrontata. Un vino giovanissimo. Guardo l’etichetta. 2009. Fabrizio nota la mia sorpresa: «Sì, quel vino è un bambino – osserva – può essere lasciato in cantina per altri due anni». Avrei detto tre, ma questo uvaggio di sangiovese, colorino e cabernet riesce a prendere confidenza con il palato e a farsi apprezzare anche da acerbo. La mia attenzione viene distratta da altri visitatori alla mia destra. Altri calici trepidanti vengono allungati da mani curiose di ascoltare la malvasia o il supertUscan (la “u” maiuscola è voluta). In quei pochi minuti che ho avuto a disposizione per ascoltare Fabrizio e assaggiare i suoi vini ho avuto modo di assistere alla rappresentazione di un concetto chiave nella comunicazione via internet che dovrebbe trovare maggiore concretizzazione, a livello nazionale, anche nella ristorazione e nel settore alberghiero: «Content is king, distribution is queen and she wear the pants». La qualità di un prodotto sta in poco posto se non viene accompagna da un’adeguata presentazione, da un’accoglienza del cliente/utente degna di tal nome. A un prodotto molto interessante, Fabrizio Forconi ha saputo abbinare una componente intangibile fatta di empatia e intrattenimento dell’interlocutore che, nel contesto di una serata di degustazione, rimangono impressi nella memoria lasciando il ricordo di un’esperienza positiva. Non è poco. Nella degustazione di Berebene ho incrociato per lo più sommelier che, in maniera asettica, mi hanno descritto il vino declinando vitigno, grado alcolico e tipologia di affinamento. Nei casi peggiori, sono stato costretto al self-service, vista l’assenza di sommelier o produttori al tavolo. Altamente esecrabile, invece, il caso di una cantina in cui, al servizio, era presente una graziosa fanciulla che riservava più attenzioni a Whatsapp che al visitatore che aveva di fronte. Per comunicare un prodotto come il vino, non basta enunciare a memoria quelle caratteristiche che vengono citate nel retroetichetta della bottiglia. In mezzo al brusio e al rumore di fondo della sala in cui si teneva la manifestazione, Fabrizio Forconi è stato magistrale nel coinvolgere me, e tutte quelle persone che poi si sono aggiunte all’ascolto, per costruire un auditorium in cui i protagonisti erano esclusivamente il proprio carattere e i prodotti da promuovere della sua azienda. Passa in secondo piano il fatto che il suo volantino trilingue (italiano, inglese e tedesco) e il sito web siano da tenere al passo con i tempi. Conta l’approccio tenuto con l’interlocutore in cui Fabrizio riesce a catturare e a tenere alta l’attenzione. Qui, Fabrizio ha molto da insegnare.

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