I miei personalissimi oscar per il Food and Wine Festival di Roma

Il Food and Wine Festival di Roma mi ha dato l’opportunità di trascorrere un fine settimana differente: una sessantina di produttori presenti nell’area espositiva del terzo piano di Eataly, una proposta di circa duecento vini in degustazione e quattro verticali (Custoza superiore Doc, Barbaresco Docg, Lugana Dop e Amarone; cercherò di scriverne nei prossimi giorni) hanno dato vita a una due giorni difficilmente ripetibile. In qualità di studente del vino, ho avuto l’occasione di incontrare diverse realtà fatte di piccoli e medi produttori desiderosi di raccontare la propria qualità, di confrontarmi con comunicatori e rappresentanti di aziende provenienti da quasi tutto il Paese. Al termine di questo week-end, ho stilato quindi una mia piccola graduatoria che non ha nessuna ambizione, se non quella di descrivere cosa mi ha colpito maggiormente e chi, secondo il mio modestissimo avviso, si è posto meglio con il visitatore. Ecco i miei personalissimi “Oscar”.

Vino più insolito: St. Helene Kisi 2010, 100% Kisi, azienda Nina Ananiashvili e Wine Art. Frutto di una lavorazione totalmente in anfora del vitigno autoctono Kisi, questo vino bianco georgiano dai riflessi dorati o piace, o non piace. All’olfattivo e al palato si distingue per una nota torbata lunga e intensa. Sta al gusto personale di chi degusta decidere se promuovere o bocciare questa proposta. Personalmente, ho apprezzato, ma so già che se portassi a casa una bottiglia del genere, probabilmente sarei l’unico a godermela come vino da meditazione.

Migliore “promessa”: Diana Nemorensis I Rosso Lazio Igp, Omina Romana. “Pensi, questo non è neanche il nostro top di gamma”, mi dicono al termine della degustazione. Dalla romana Velletri, questo taglio bordolese (50% Merlot, 30% Cabernet Sauvignon, 20% Cabernet Franc) nutre l’ambizione di partire alla conquista dei mercati internazionali. Il tannino che ha in dote potrebbe consentirgli di resistere a lungo alle sfide opposte dal tempo. Se questo vino non rientra nei top di gamma dell’azienda, è lecito incuriosirsi sui livelli raggiunti dalle migliori proposte offerte da Omina Romana.

Vitigni meglio interpretati: ex aequo tra Nero d’Avola e Aglianico. Diversi produttori provenienti dal sud hanno fornito la loro lettura di questi vitigni autoctoni, chi giocando più sul frutto, chi scommettendo su un tannino tenace con possibilità di sviluppo. Il risultato? Un’offerta di qualità difficile da trascurare.

Miglior stand: Vigne Rada Alghero. Questa piccola realtà sarda (17mila bottiglie prodotte) forse ha interpretato nel modo migliore la manifestazione. Presentatisi con una pattuglia numerosa, i giovani componenti di questa cantina sono stati capaci di coinvolgere contemporaneamente più visitatori nella degustazione delle loro proposte. Esattamente come i loro vini, si mostrano caldi e diretti nell’appassionare il degustatore trasmettendo un vivace senso di comunità e di appartenenza. Da segnalare l’”Arsenale”, un cagnulari del 2012 che sprigiona lunghezza e complessità a base di tostature.

Migliore qualità media: Ritterhof Tenute. Torneranno a Caldaro (Bolzano) con le valige piene di complimenti i titolari dello stand di questa azienda alto-atesina. Nelle quattro proposte presentate al Food and Wine Festival non c’è un crescendo di complessità, ma una costanza e una tensione qualitativa che non lascia indifferente il palato del degustatore. All’Auratus Gewurztraminer Sudtirol Doc dovrebbe spettare il premio per il “miglior profumo” di tutta la manifestazione: una rosa pennellata in modo fine che si traduce in bocca con eleganza senza risultare stucchevole.

Migliore comunicatore: Michele Scalmana. Bresciano, classe ’95, ha colto di sorpresa i visitatori mostrando la competenza e la cortesia tipica dei veterani nel raccontare i vini a marchio “Russiz superiore” di Marco Felluga. Allievo del sommelier Costantino Gabardi, anche a fine giornata, dopo diverse ore di manifestazione, mostra “freschezza” e soprattutto una grande propensione all’ascolto dell’opinione dell’interlocutore. Alla richiesta di una proposta di abbinamento per il Sauvignon Collio Doc, risponde senza indugi con un’idea curiosa, ma non peregrina: strudel di mele.

Migliore comunicatrice: Giulia Gecchele. Ricopre l’incarico di Brand Manager presso San Polo, tenuta di Montalcino del Gruppo Allegrini, realtà storica della Valpolicella Classica. Oltre ad avere affrontato i calici dei frequentatori dell’area espositiva, ha curato anche la verticale di Amarone del marchio da lei rappresentato. Fra le quattro degustazioni guidate del sabato e della domenica, Giulia è stata l’unica ad avere avuto l’accortezza di realizzare una brochure dedicata che descriveva le peculiarità delle annate prese in esame e una serie di slide per raccontare il lavoro in vigna e in cantina che consente di portare nel mondo il vino ambasciatore delle terre scaligere.

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