Come NON fare la copertina di una guida

Una pasta stesa con il mattarello, diversi formati di pasta ripiena a rappresentare le province all’interno della regione, un calice di vino rosso, una bottiglia, una piadina volteggiante nel vuoto, salumi e due coppie danzanti su una forma di Parmigiano Reggiano. Questi gli oggetti rappresentati sulla copertina della guida “Emilia Romagna da Bere e da Mangiare”, realizzata dalle delegazioni Ais (Associazione Italiana Sommelier) dell’Emilia e della Romagna, che ho ricevuto per corrispondenza.

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La copertina della guida “Emilia Romagna da Bere e da Mangiare” 2014-2015

Tornato a casa a Modena nei giorni scorsi, sulla scrivania ho trovato la posta accatastata: in mezzo a un plico di cataloghi e inutili lettere natalizie, ho rinvenuto avvolta nel cellophane la guida che stavo attendendo da alcune settimane. Non l’avevo riconosciuta immediatamente come la guida Ais realizzata dalla mia delegazione regionale: abituato alle copertine dei libri di testo incentrate sulla combinazione tra nature morte e colori freddi/scuri che, possano piacere o meno, vogliono trasmettere un senso di ricercatezza e di eleganza, mi sono trovato spiazzato di fronte alla scelta del “rosso” come colore dominante e, soprattutto, di questo “mappazzone” a livello grafico. Fra le risposte che ho provato a darmi sulla scelta di questo colore figura la somiglianza con quello utilizzato nel sito web della delegazione emiliana. Avrò fatto centro? In cuor mio, ho ravvisato una certa incoerenza con le tonalità adottate nei libri nonché nelle divise di rappresentanza e di servizio. Come forse si sarà già capito, ad avere suscitato un profondo moto interiore è stata la copertina che, sinceramente, mi ha fatto mettere le mani nei capelli. Totalmente realizzata dalla cesenate Agenzia Prima Pagina, la guida ha come biglietto da visita un concentrato di elementi rappresentanti le tipicità della nostra regione composti assolutamente alla rinfusa con un risultato grafico paragonabile a un collage estremamente dozzinale. A colpirmi maggiormente è stata la “piadina volante” che, come un ufo, volteggia nel vuoto incollata su questa generica bottiglia di vino sovrastando le due coppie danzanti sui formaggi. Ad aggiungere sconforto a sconforto, sfogliata qualche pagina, è l’inserzione pubblicitaria sulla versione mobile della guida: per esortare al download da Google Play vengono utilizzati screenshot che non avrebbero affatto sfigurato come copertina vera e propria della cartacea “Emilia Romagna da Bere e da Mangiare”. Coerentemente con la mia scarsa esperienza nell’ambito, quando mi è capitato di essere chiamato a esprimermi in campo grafico ho sempre ritenuto opportuno seguire la massima fordista “Quello che non c’è, non si rompe” che, tradotto a livello operativo, significa “Meno cose utilizzi all’interno di un’immagine, meno occasioni hai di sbagliare”. A questo ci aggiungiamo anche le presentazioni a firma di Quirino Raffaele Piccirilli e di Gian Carlo Mondini in qualità di presidenti delle rispettive delegazioni (quella emiliana e quella romagnola): peccato non ricoprano più questo incarico dallo scorso giugno, mese in cui si sono tenute le elezioni che hanno nominato come loro successori Annalisa Barison e Roberto Giorgini. Qualcuno potrebbe obiettare a questa mia osservazione ricordando come la guida sia una pubblicazione annuale e che, in quanto tale, non possa avere una certa “freschezza” negli aggiornamenti. A questo qualcuno faccio presente che variabili come il rinnovo delle cariche elettive sono da tenere in considerazione se si vuole realizzare un prodotto editoriale di qualità, soprattutto se questo deve ospitare il marchio di Regione, camere di commercio, Enoteca Regionale e molti altri sponsor. In tal senso, credo che le delegazioni Ais dell’Emilia e della Romagna abbiano sprecato un’occasione per valorizzare l’impegno profuso per diversi mesi da decine di degustatori da Piacenza a Rimini, impegno che ha dato vita a schede e descrizioni bilingue (italiano e inglese) snelle e di facile lettura. È un peccato perché questa copertina non è certo il miglior biglietto da visita di un’associazione verso l’utente finale, in mezzo al mare magnum di guide attualmente in commercio e, soprattutto, le emergenti organizzazioni di sommelier rivali.

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