Maturità e agilità: il Sassoalloro 2005 di Jacopo Biondi Santi

Un vino maturo che dimostra l’agilità di un giovanotto. Così può essere definito in estrema sintesi il Sassoalloro 2005 di Jacopo Biondi Santi. Il Sangiovese Grosso delle tenute di Scansano (clone Bbs 11) affinato 14 mesi in barrique di legni non tostati delle foreste di Tronçais trova espressione in un rosso di Toscana Igt che sa distinguersi per il buon rapporto qualità prezzo.

La vista non deve farsi ingannare dal primo approccio al calice: un rubino carico e intenso concede poco spazio a riflessi granati e lascia intravedere un accenno di “spegnimento” che fa pensare a un avvio di fase discendente. Velato, sarebbe stato opportuno lasciarlo riposare in un decanter prima del servizio per evitare il deposito di residui. Già all’esame olfattivo, il Sassoalloro sveste i panni di signore di mezza età per mostrarsi affabile e diretto: tanta frutta rossa matura accompagnata a una lieve nota di spezie dolci (in evidenza la vaniglia) invitano il degustatore a spingersi oltre.

Al palato, il Sassoalloro si mantiene coerente con quanto enunciato in precedenza e mostra un dinamismo tipico di quei vini sì pronti, ma allo stesso tempo capaci di maturare ancora qualche anno. La polpa matura si mantiene nella sua pienezza, ma non risulta stucchevole grazie all’ottima opera fatta da un tannino vellutato e da un’acidità che lascia la bocca pulita, fresca, pronta per un altro sorso. Elegante l’uscita di scena: il frutto permane in maniera intensa, persistente e piacevole.

Un Sangiovese in purezza, quindi, che si fa bere con agilità, ma che al contempo è in grado di soddisfare anche il consumatore esigente: non si tratta di un capolavoro di complessità gustolfattiva, ma di un’ottima prova di equilibrio tra freschezza e morbidezza che può serenamente distinguersi accompagnando un piatto a base di carne.

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