Verticale di Barbaresco Docg “Gaiun Martinenga” dei Marchesi di Grésy

Il Barbaresco non soffre di alcun complesso di inferiorità nei confronti del “cugino” Barolo. A chiarire il concetto è stata la degustazione verticale di sei annate del “Gaiun Martinenga” prodotto dalle tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Grésy tenutasi durante lo scorso Roma Food and Wine Festival. Concepito nel 1982 come selezione del vigneto Martinenga posto a 280 metri sul livello del mare con esposizione a sud, questo Barbaresco Docg matura 18 mesi (eccezion fatta per alcune annate) in botti di legno francese per poi affinarsi in bottiglia per 30 mesi. Il risultato finale è un vino rosso rubino dai riflessi granati capace di resistere nel tempo e di sviluppare nuove qualità di anno in anno.

La degustazione si apre con il 2009, un’annata che, pur non rappresentando l’eccellenza assoluta, riesce a distinguersi per un buon livello di equilibrio e finezza complessiva raggiunta. Tutto sommato, un risultato discreto per un vino all’alba della maturità. All’olfatto si presentano in maniera nitida sentori di garofano e rosa canina. Al palato, il tannino è presente, ma non invasivo.

L’annata 2008 mostra tratti di maggiore complessità. La finezza dell’olfatto viene sostenuta da una nota di violetta particolarmente nitida e da un fondo tenue di pepe nero e chiodo di garofano. Al palato, si mette in evidenza una parte minerale, soprattutto in chiusura, ferma e decisa.

Un altro passo avanti nella ricercatezza viene fatto con il 2006. L’impronta del legno (30 mesi sul legno e non 18) è maggiormente percettibile e tiene a freno l’esuberanza alcolica dei 14,5 gradi del Gaiun Martinenga. All’olfatto, la spezia cede il passo all’alloro, mentre al palato mostra una fin qui inedita frutta secca. In uscita, esprime tutta la sua piacevolezza una nota balsamica di eucalipto.

Battuta d’arresto, invece, per il 2005 che non riesce ad attestarsi su un alto livello qualitativo. Un naso insolitamente criptico non va oltre la frutta rossa e le spezie. Un palato monocorde si ferma alla fragola non concedendo ulteriori spazi. L’unico ricordo che questa annata lascia riguarda l’acidità cruda e tagliente.

Il viaggio riprende sui binari giusti con il 2003. L’esame visivo svela i primi accenti aranciati, mentre all’olfatto la liquerizia fa il suo debutto. Al palato, ogni segno di anzianità svanisce lasciando subentrare un tannino molto giovane e la frutta matura che permane all’uscita invita ad assaggiare ancora un altro sorso.

La vera grande annata si esprime nel 1999. Anche in tale frangente, l’affinamento in botte piccola è stato si è prolungato fino a 30 mesi. L’olfatto si distingue per la sua complessità fatta di sottobosco e di confettura di frutta rossa. Al palato, il Gaiun Martinenga è caldo, avvolgente, bilanciato e caratterizzato da un’acidità sì sostenuta, ma non sgraziata. Nel finale, lungo e intenso, emergono note balsamiche e una sensazione agrumata tipica della clementina.

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