Verticale di Amarone della Valpolicella Classico Allegrini

Nel VI secolo d.C., Cassiodoro, ministro del regno romano-barbarico degli Ostrogoti, segnalava il particolare metodo di vinificazione utilizzato a poca distanza dal lago di Garda: dopo la vendemmia, le uve venivano trasportate in locali descritti in tutto e per tutto come dei fruttai per l’appassimento e la successiva vinificazione del cosiddetto “Acinatico”, antenato del Recioto e dell’Amarone della Valpolicella. Oggi, l’appassimento in fruttaio o sui graticci è appannaggio di piccole realtà delle prealpi veronesi. La tecnica e la ricerca hanno portato allo sviluppo di spazi moderni con impianti di ventilazione e appassimento su pile di cassette di plastica capaci di contenere il rischio di muffe e botriti. Così opera Allegrini, realtà storica della Valpolicella Classica sinonimo di Amarone. I grappoli di Corvina, Corvinone, Rondinella e Oseleta (la Molinara è stata ormai abbandonata) vengono raccolti a fine settembre da vigne poste a fra i 180 e i 280 metri sul livello del mare, per poi essere trasportati in fruttaio e condurre la surmaturazione almeno fino a dicembre. Entro metà gennaio si procede alla pigiatura e alla diraspatura delle uve per poi passare una fermentazione di 25 giorni in vasche di acciaio inox a temperatura controllata. In conclusione, elevazione in barriques nuove per 18 mesi a affinamento in bottiglia per 14 mesi. La degustazione verticale di Amarone della Valpolicella Classico Allegrini ha coinvolto sei annate e si è tenuta nell’ambito dello scorso Roma Food and Wine Festival.

Giovane e con un grande avvenire di fronte a sé è il 2010. Il rosso rubino carico annuncia tutta la potenza dell’Amarone. All’olfatto, si percepiscono note di mora e gelso. Deciso e verticale al palato, questa annata di Amarone Allegrini riserva un finale lievemente amaro che lascia sospettare uve non pienamente mature. Molto elegante il palato di spezie e frutta matura. La struttura e la lunghezza sono proprie del vino da grande annata.

Più in sordina l’annata 2008 che mantiene un buon equilibrio, ma non è in grado di affascinare il degustatore. Rispetto la 2010, detiene una maggiore facilità di bevuta tale da conferirgli maggiore fruibilità a tavola.

La 2006 riprende il filo della narrazione e mostra ciò che potrebbe diventare in futuro l’annata 2010. A cavallo fra il pronto e il maturo, l’Amarone Allegrini mette in risalto tutta la sua potenza di frutto, con una mora che inizia a virare verso la confettura e, al palato, un tannino vellutato. In uscita, risulta ammaliante la nota rinfrescante della visciola.

Interlocutoria l’annata 2003. Criptico, praticamente indecifrabile l’olfatto, il calice svela tutta la sua evoluzione e la sua grande complessità al palato: frutta matura, pepe nero e peperone manifestano tutto il loro carattere avvolgente. L’uscita lascia un retronasale caratterizzato da una pennellata di confettura di ciliegia su un fondo di alloro.

La prova forse più infelice è stata fornita dall’annata 2001. Declinante verso la vecchiaia, all’esame visivo non c’è più alcuna traccia di rosso rubino carico, ma solo un granato cupo e spento. All’olfatto si percepiscono in maniera nitida note di tabacco e cioccolato extrafondente. Coerente al palato, la mancanza di acidità rende questo Amarone privo di slancio, praticamente esausto.

Grande annata, invece, quella del 2000 che mostra un dinamismo sorprendente. Un rubino vivace invita il degustatore ad approcciarsi con curiosità al calice: al naso, spezie, cioccolato, e confettura di frutta rossa la fanno da padrone. Un palato equilibrato viene accarezzato da un’acidità elegante e da un tannino vellutato. Lunghissimo il finale che rimanda alle sensazioni percepite all’olfatto.

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