Pubblicità e stereotipi territoriali: lo spot dei Teneroni “Casa Modena”

Per la mia erre moscia, mi è capitato in passato di essere scambiato per parmense. Per la mia particolare cadenza, mi è successo invece di essere preso per bolognese o romagnolo. Con il fine di prendermi amabilmente per i fondelli, i miei familiari tagliano corto dandomi direttamente del “Giovanardi” (riferendosi alla parlata del senatore). Per farla breve, io sono modenese e, se non si è capito, sono orgoglioso di esserlo. Per tale ragione, mi sento particolarmente contrariato quando mi tocca scontrarmi con rappresentazioni della mia realtà che non hanno alcun fondamento, positive o negative che siano. Due anni fa mi ero espresso duramente contro l’approssimazione con cui Linea Verde descrisse Modena (qui l’articolo completo). Oggi, mi limito a fare mie le considerazioni di Marco Amendola, giornalista e videomaker “mio connazionale” che ha preso in esame l’ultimo spot televisivo dei Teneroni prodotti da Casa Modena, marchio di proprietà del gruppo Grandi Salumifici Italiani.

«A Modena si parla in romagnolo – esordisce Marco – Lo spot inizia con il “volo della telecamera sulle dolci colline modenesi” accompagnato da una musica dal tocco felliniano, in stile Amarcord. Poi a un certo punto compare un salumiere dai capelli grigi e dall’accento romagnolo che rivela il segreto dei Teneroni fatti “con buon prosciutto cotto di Modena”».

Per chi come me abita a pochi minuti di auto dai luoghi in cui vengono realizzati questi prodotti, l’effetto è totalmente straniante. Grazie a Google Streetview, è facile confrontare ciò che si vede effettivamente al civico 320 di Strada Gherbella (sede di Grandi Salumifici Italiani) e quanto viene mostrato nello spot. Le colline più vicine, ad essere generosi, distano almeno una decina di chilometri e non rispecchiano lo stereotipo del “Chianti-shire” tanto caro a pubblicitari e turisti stranieri.

«Forse il telespettatore delle altre regioni non riconosce il dialetto modenese, o i luoghi tipici della città emiliana – prosegue il post – Ma, dall’inizio alla fine, la sensazione che ho avuto è stata quella di assistere a qualcosa di completamente finto e messo insieme proprio come si fa con gli hamburger. Finte le “dolci colline modenesi”, come finto sembra essere il casale dalle finestre rosse che si vede nello spot al posto delle caratteristiche case coloniche emiliane».

Ritengo condivisibile la conclusione del post soprattutto a fronte di un particolare non di poco conto: un’azienda importante come Grandi Salumifici Italiani dovrebbe fornire una rappresentazione quanto meno rispettosa della realtà a cui fa riferimento, dato che l’elemento territoriale viene utilizzato come portabandiera di qualità e tradizione all’interno dello stesso marchio “Casa Modena”.

«È vero che il marchio deve promuovere un concetto. Ma a tutto c’è un limite, soprattutto quando si parla di gastronomia, luoghi e città che fanno rima con tradizioni. E di questo gli autori dello spot sembra proprio che se ne siano dimenticati del tutto. Lo spot dei Teneroni di Casa Modena è realizzato dalla Max Information, società della galassia Armando Testa, nota agenzia pubblicitaria. Guarda caso è sempre la stessa agenzia dietro a un altro spot, quello dell’aceto balsamico di Modena Ponti, dove compaiono delle colline che io a Modena non ho mai avuto modo di vedere. Da adesso come modenese mi sento di essere anche un pochino romagnolo, grazie alla pubblicità».

 

PS: Non sono riuscito a individuare nel mare magnum di internet i recapiti social del gruppo Grandi Salumifici Italiani. Fa specie che una realtà così grande sia totalmente estranea al mondo dei social network e, ancor di più, lasciano perplessi i commenti lasciati dagli utenti su questa pagina generata automaticamente da Facebook. Nel 2015, le imprese non possono permettersi di lasciare sguarnito questo fronte del web.

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