Il vino come strumento per raccontare i propri affetti

Storie, territorio e legami. La seconda giornata del ciclo di degustazioni “Young to young” organizzata al Vinitaly dai giornalisti del Golosario Paolo Massobrio e Marco Gatti ha raccontato le produzioni di tre giovani realtà mediante il vissuto personale e le relazioni familiari di chi si è prodigato in vigna per portare nei calici tre vini diversi fra loro per espressione e stile, ma di qualità e piacevolezza. A confronto sono stati messi lo spumante metodo classico “Aldo” degli eredi di Cobelli Aldo, il Valtenesi Chiaretto Doc “La moglie ubriaca” di “La Basia” e il Bolgheri Rosso Superiore Doc di Giorgio Meletti Cavallari.

 

Devis Cobelli

COBELLI – Tre fratelli impegnati nel nome del padre. Dovessimo attribuire un claim altamente cinematografico al metodo classico brut “Aldo”, questa frase potrebbe calzare a pennello. L’azienda, situata a Maso Panizza di Sopra (Trento), fino a non molti anni fa preferiva vendere le uve alla cooperativa e teneva “in casa” 40 ettolitri di Teroldego: «Per mio padre Aldo, il vino doveva essere prodotto per le anime bisognose di ristoro – spiega Devis Cobelli (foto sopra), 36 anni – Quel teroldego, infatti, finiva sempre nei bicchieri a coste da bere in compagnia degli amici». Nel 2005, l’azienda decide di alzare il tiro iniziando a vinificare Chardonnay allevato su terreni gessosi per uno spumante metodo classico, ma a settembre, quando ormai tutto è pronto per mettersi all’opera, Aldo viene meno a causa di un infarto. Per i tre fratelli è difficile riprendersi, ma, dopo due anni di attesa, il progetto metodo classico riprende a pieno regime. Così, ecco questo Chardonnay in purezza pas dosé da uve vendemmiate in cassettine di plastica da 10 kg, 10-14 mesi di botti di legno usato, 48 mesi sui lieviti. L’ambizione, come spiega lo stesso Devis, è quella di potere spingersi fino a 60.

Aldo

IL VINO – “Aldo” si presenta nel calice con un colore giallo paglierino che vira sull’oro presentando una spuma abbondante e un buon perlage. L’olfatto è fine e porta in evidenza una nota gessosa-calcarea seguita da accennti agrumati. Al palato, si mostra coerente presentandosi con una spalla acida equilibrata e invitante. In chiusura ritorna l’agrume che permane con una buona persistenza. Prezzo in enoteca: 35-40 euro.

 

Giacomo Tincani

LA BASIA – Giacomo Tincani (foto sopra), 31 anni, è il secondo di cinque fratelli e ha presentato l’annata 2014 del Chiaretto “La moglie ubriaca” a base di groppello, barbera, sangiovese e marzemino. In seguito a una malattia, l’anno scorso è scomparsa la madre e Giacomo ha preso in mano le redini dell’azienda “La Basia” (25 ettari di cui 4,5 vitati) da Puegnago del Garda (Brescia) esprimendo la volontà di proseguire l’opera, un’opera fatta di duro lavoro quotidiano. Parlando del vino in degustazione, Tincani non è riuscito a trattenere la propria commozione: «Racconta la nostra storia per la prima volta – spiega – Ha delicatezza, ha un’impronta femminile, ma anche profondità al palato. Portare a casa la vendemmia in un’annata così difficile come quella 2014 è stato possibile solamente grazie a chi ha selezionato accuratamente l’uva».

Chiaretto

IL VINO – Il vino si distingue all’esame visivo per  il colore, un rosa tenue molto delicato. Nette e precise all’olfatto le note minerali e di fragoline di bosco. Al palato, risaltano una marcata acidità e una sostenuta complessità di note di sottobosco ed erbe aromatiche che si mantengono in uscita con una buona persistenza. Prezzo in enoteca: 11 euro.

 

Giorgio Meletti Cavallari

GIORGIO MELETTI CAVALLARI –A Castagneto Carducci, Giorgio Meletti Cavallari (foto sopra) ha detto “no” a suo padre Piermario, figura emblematica del Bolgheri con la sua tenuta podere Grattamacco. Giorgio ha declinato l’invito a proseguire l’attività di un’azienda già avviata e conosciuta perché voleva iniziare a scrivere una nuova storia facendo un vino tutto suo. Così, nel 2002, ha deciso di ripartire da zero, o meglio quattro ettari a 350 metri sul livello del mare su un terreno composto da galestro. Ecco l’idea di “Impronte”, un Bolgheri Rosso Superiore Doc a base di Cabernet Sauvignon e Cabernet franc ottenuto con basse rese (50-55 ettolitri a fronte di un disciplinare che ne prevede 80). Come ammette lo stesso Giorgio, i terreni impiegati sono ancora molto giovani e devono svilupparsi, ma quanto proposto da questa “New wave of Bolgheri” lascia presagire un futuro davvero interessante.

Impronte

IL VINO – Il biglietto da visita dell’annata 2011 proposta in degustazione è un rosso rubino profondo accompagnato da un’unghia violacea viva. L’olfatto viene ammaliato da una grande eleganza, con frutti di bosco seguiti da una gradevole speziatura. In bocca, il vino è ancora un “cavallo scalpitante”: il tannino e l’acidità sono decisamente vivaci e promettono una significativa longevità. La sapidità supporta un frutto maturo che permane in bocca in modo piacevole. Prezzo in enoteca: 32-35 euro.

(Foto: Marta Cadoni)

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