Vinodentro, il Faust “enoico” non convince

Chi ha la passione del vino, fa una brutta fine. Tirando le somme, è questo il messaggio lanciato dal film Vinodentro (Ferdinando Vicentini Orgnani, Italia, 2014). In estrema sintesi, il regista rilegge il Faust di Goethe in chiave enoica con un cast importante, ma imbrigliato in cliché fuori dal tempo: un monocorde Vincenzo Amato interpreta Giovanni Cuttin (foto), anonimo impiegato bancario di provincia che, dopo avere stretto il canonico patto con il diavolo, diventa direttore di filiale, esperto di vino di fama nazionale e abile seduttore alla faccia della moglie, un’annoiata e svogliata Giovanna Mezzogiorno. Cuttin, grazie alla competenza acquisita, diventerà anche caporedattore di Bibenda, rivista della Fondazione Italiana Sommelier, numero due del direttore Gioele Dix, che, essendo anche lui appassionato di vino, finirà molto male. Come in ogni rappresentazione faustiana che si rispetti, il patto con il demonio, dopo una prima serie di benefici, travolgerà la vita del protagonista.

La criticità centrale di questa produzione non risiede tanto nell’argomento in sé, ma nel modo in cui è stato affrontato: nella prima mezz’ora, non si ha alcun avanzamento nella trama se non uno smaccato “product placement” di vini, marchi e paesaggi del Trentino Alto Adige. L’intento di esaltare il vino stesso come elemento culturale e artistico cade in modo goffo e maldestro: la bevanda di Bacco viene rappresentata come mezzo di perdizione, quando in realtà lo scopo del sommelier è quello di padroneggiare la materia con maestria, non caderne vittima, cosa che puntualmente accade ai protagonisti. Per tale ragione, il racconto di Vicentini Orgnani non convince: nel suo incedere claudicante, non indica una direzione chiara allo spettatore che, fino alla scena conclusiva, non avrà ben chiara la ratio di quanto appena visto. L’unico a salvarsi in Vinodentro è il commissario interpretato da Pietro Sermonti che, ovviamente, non può che indossare un impermeabile tenendo le mani in tasca con fare truce.

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