C’era proprio bisogno di un dizionario del cinema enogastronomico?

È recentemente approdato sugli scaffali delle librerie “Gustose visioni, dizionario del cinema enogastronomico” (159 pgg, 15 €, 2014, Iacobelli Editore) di Marco Lombardi, giornalista, autore radiofonico e docente universitario. L’intenzione di questo saggio è di prendere in esame quei film che hanno l’enogastronomia come un “vero e proprio motore narrativo”. Prima di passare in rassegna 94 film provenienti da tutto il mondo suddivisi in tre macrocategorie (Enogastronomia che fotografa una comunità, un gruppo sociale, una nazione, un’epoca; Enogastronomia come discorso etico politico; Enogastronomia come motore di liberazione sessuale), l’autore presenta una breve introduzione teorica i cui punti salienti riguardano il “product placement” e la “Cinegustologia”, un approccio critico fondato sulla sinestesia (figura retorica che prevede l’accostamento di due termini appartenenti a piani sensoriali diversi) che si propone di analizzare i film con le categorie del gusto. Lo stesso Lombardi, durante le sue lezioni, per sintetizzare la materia descrive il tutto con il gioco del “Se fosse…”. Nel suo libro, l’autore affronta talvolta criticamente, talvolta in maniera pilatesca, le produzioni cinematografiche senza fornire una vera valutazione “cinegustologica” con tanto di motivazione: a finire sotto la lente di ingrandimento è invece la tematica enogastronomica dell’opera e la sua complessiva riuscita nell’economia narrattiva.

Il limite di questo “dizionario”, se di limite si può parlare, è la mancanza di una grammatica utilizzabile da parte del lettore per interpretare in maniera autonoma e rigorosa i film portati in rassegna. Lo scopo ultimo dovrebbe essere quello di consentire a chi legge di indossare un ideale “tastevin” per diventare un sommelier, un degustatore di film. Il manuale metodologico è stato pubblicato sempre dallo stesso autore alcuni anni fa: “Cinegustologia” (136 pgg, 10 €, 2009, Leone Verde Edizioni) fornisce quella base teorica che, purtroppo per il lettore, viene trattata in modo piuttosto sbrigativo in “Gustose visioni”. Idealmente, la cosa migliore, ma probabilmente irrealizzabile viste le diverse case editrici interessate, sarebbe stato pubblicare un “bundle” sì dal costo finale maggiore alla cassa, ma con un’esperienza più intrigante per chi è appassionato di tavola e cinema. Tornando al quesito iniziale sulla reale necessità di un dizionario del cinema enogastronomico, la risposta è affermativa, pur con le riserve esposte sopra: “Gustose visioni” è un saggio utile per soffermarsi a riflettere sul linguaggio e interrogarsi su come ampliare la gamma di bottoni presente nella nostra tastiera di stili e registri. Applicando i parametri “cinegustologici”, se si trattasse di un vino, questo dizionario di cinema enogastronomico sarebbe senza dubbio facile, immediato, agile, fresco, verticale, ma non molto persistente in uscita. Sarebbe quindi un vino giovane e spensierato, magari anche con qualche bollicina. Secondo voi, cosa potrebbe essere? 🙂

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