L’Erta di Radda 2012: la gioventù del Chianti Classico

Raggiungerlo non è stato facilissimo, ma ha dato tanta soddisfazione. Grazie a qualche telefonata e dopo un paio di inversioni di marcia su salite ignobili, è stato possibile incontrarlo all’ingresso della sua vigna. Diego Finocchi, 32 anni, è un vignaiolo di Radda in Chianti, uno dei comuni posti all’interno della Docg del “Gallo Nero” più famoso del mondo, quella del Chianti Classico. L’azienda agricola porta il suo nome: probabilmente, perché non ha dipendenti ed è lui ad occuparsi di tutto. Ci attende a lato della strada, sul limitare di un tornante. Le sue galosce sono intrise di fango fresco, dato che la notte precedente era stata bagnata da una pioggia battente. La stretta di mano ferma e salda è il suo biglietto da visita: «Come avete scoperto l’Erta di Radda?», domanda curioso. «Ieri sera siamo stati a cena alle Forchette del Chianti (Una piccola osteria di Radda che prepara solo taglieri e primi piatti, ndr) e nella carta dei vini abbiamo scoperto la tua bottiglia dell’annata 2012». Diego sorride soddisfatto: «Qui è dove nasce!», esclama indicando la vigna, quattro ettari di sangiovese di 45 anni di età. Bassissime le rese: ci si ferma a quota 250 ettolitri. La qualità? Sorprendente, per il prezzo proposto al consumatore: fra i 10 e 12 euro.

Il millesimo 2012 (98% sangiovese, 2% canaiolo nero) trasmette vigore e gioventù fin dal primo impatto con un rosso rubino luminoso. Le impressioni iniziali trovano conferma nell’esame olfattivo con sentori di sottobosco e frutta fresca croccante: l’amarena è percepibile in maniera pulita e nitida. Al palato, l’ingresso è sicuro e il tannino mostra una tessitura fine. Il vero protagonista dell’Erta di Radda 2012 è l’acidità che sale sul palcoscenico a centro bocca: la freschezza si dispiega come un ventaglio e sostiene il ritorno dei sentori fruttati in uscita con un finale inaspettatamente lungo e intenso per un vino di pronta beva. Risulta così invitante da indurre ad attingere un nuovo sorso dal bicchiere. La valutazione finale non può che essere positiva per questa lettura del Chianti Classico impostata sulla giovialità e l’immediatezza: l’Erta di Radda ha un suo equilibrio complessivo, soprattutto se consideriamo che l’alcol (13,5% dichiarato in etichetta) emerge solamente una volta terminata la cena e… la bottiglia!

(Fonte foto: Andrea Moretti Facebook)

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