Il social media epic fail di Franco Ziliani

«Io non scriverò più una sola riga dei vini di una produttrice che si sente così vicina agli invasori del nostro (suo) Paese. Addio Maccario». Ha usato queste parole il giornalista Franco Ziliani nel rivolgersi su Facebook a Giovanna Maccario, dell’azienda Maccario Dringenberg, piccola realtà di San Biagio della Cima (Imperia) nota per il suo Rossese di Dolceacqua. La produttrice aveva pubblicato alcuni post riguardanti l’emergenza profughi alla frontiera di Ventimiglia esprimendo forte preoccupazione per la mancanza di adeguate strutture di accoglienza. Ziliani esordisce in questo modo: «Rimandiamoli in Africa – commenta – Dovete scegliere da che parte stare, se da quella degli italiani o degli invasori».

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Le idee politiche di Ziliani non sono un mistero, basta consultare rapidamente il suo profilo personale e il suo blog per rendersene conto. Alla sensibilità di chi legge spetta valutare il tono adottato e il livello delle sue parole, ma a destare lo sconcerto generale fra gli addetti ai lavori è stato il commento riportato all’inizio di questo post con lo stesso giornalista che persevera fermo sulla sua posizione polemizzando con decine di utenti.

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La cosa ironica, se così si può definire, è che lo stesso Ziliani muta radicalmente atteggiamento rispetto a due anni fa quando, in un post del suo vinoalvino, criticò la stampa specializzata che decise di boicottare il produttore friulano Fulvio Bressan, autore di alcune esternazioni molto infelici sull’allora Ministro per l’integrazione Cécile Kyenge. Ziliani disse:

Decidere di non assaggiare i vini di Bressan, o di non scriverne dopo averli assaggiati è un gesto, da parte di un professionista la cui attività consiste nel degustare i vini e nel raccontarli ai lettori, non solo ingiustificato, ma sciocco, perché noi degustiamo e raccontiamo i vini e non entriamo nel merito delle opinioni politiche, delle prese di posizioni personali, di chi li produce

La conclusione:

Il consumatore non vuole altro che vini buoni, espressivi, rappresentativi dei territori di produzione, autentici, che si bevano bene e non facciano male e abbiano un prezzo corretto. Non chiede certo a chi li produce di essere degli angioletti, delle persone impegnate nel sociale o degli aspiranti premi Nobel. Dimenticarlo, e dare addosso a Bressan in questa occasione, è puro atto di ipocrisia

Al di là di questo cambio di posizione, le esternazioni odierne di Ziliani hanno suscitato l’inevitabile tam tam di produttori, appassionati e titolari di enoteche, oltre a qualche commento ironico, come quello di Fabio Giavedoni, curatore della guida Slow Food Wine.

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Fra le conseguenze di questa giornata di flame su Facebook, possiamo individuare un concreto danno di immagine che, per gli argomenti, i toni e le parole utilizzate, Ziliani ha inflitto alla sua stessa professionalità e al suo curriculum vitae che può vantare collaborazioni prestigiose condotte in tre decenni di carriera. Al contrario, giocando sui social la carta della gentilezza e della buona educazione, Giovanna Maccario ne ha guadagnato in termini di “brand reputation” raccogliendo la vicinanza di decine di utenti e, soprattutto, un’alta visibilità.

Post scriptum: «Ziliani questo era e questo sarà, non ha mai mentito a se stesso, ai suoi amici, ai suoi colleghi e a tutti coloro che hanno avuto rapporti di lavoro con lui che non potevano non sapere. Se lui è colpevole anche noi, tutti noi che in passato lo abbiamo letto, seguito, fatto diventare un esperto di vino dentro e fuori la Rete, abbiamo la colpa di ciò che sta accadendo e di ciò che è stato scritto». Così ho riadattato un paragrafo di Andrea Petrini linkato nel post di vinoalvino citato sopra. Petrini stava anche lui trattando il caso Bressan, ma credo che il senso del suo messaggio sia perfettamente calzante con quanto visto oggi su Facebook.

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