E così anch’io sono diventato sommelier

Sì, ma il Tazzalenghe dove si trova? Quali sono le zone vinicole maggiormente vocate del Sud Africa? Le docg del Veneto? I vitigni alla base della Cava? Le differenze tra distillazione continua e discontinua? Questi e molti altri quesiti affollano la mente di chi si appresta ad affrontare l’ostacolo più difficile per l’ottenimento del diploma di abilitazione professionale da sommelier: la prova orale.

Ho vissuto molto male la vigilia: ogni luogo, ogni situazione, ogni pasto era un collegamento con qualcosa che potesse figurare come argomento da esame. Le notti? Terribili. I dubbi sul vigneto Francia, le mie lacune croniche legate alla chimica e le doc e le docg a me meno congeniali aleggiavano come spettri nella mia testa vuota impedendomi di prendere sonno. «L’esame Ais è serio, ma non impossibile» ci veniva ripetuto di continuo a lezione. E così è stato.

Il tour de force su libri e appunti sostenuto il fine settimana antecedente lo scritto è stato fondamentale per fare il salto di qualità nella preparazione complessiva per l’esame, la rifinitura fatta la domenica prima dell’orale e un paio di pomeriggi dopo il lavoro in redazione è stata utile per potere aggiungere quei dettagli utili per impreziosire il tutto. Alla fine, tutto è andato per il verso giusto e il commissario mi ha stretto la mano facendomi i complimenti.

I miei personalissimi consigli per affrontare al meglio l’esame da sommelier:

  • Cercate di degustare il più possibile in autonomia soprattutto i vini che bevete meno spesso: ci si diverte, si imparano cose nuove e si impara più velocemente.
  • Partecipate a manifestazioni ed eventi: ogni fine settimana, in ogni dove, c’è sempre qualcosa in programma con il vino come protagonista.
  • Se all’inizio di ogni corso vi danno dei libri, un motivo ci sarà: prendetevi del tempo per leggerli con calma. “Il mondo del sommelier” (il mattone che viene consegnato al primo livello) deve diventare il vostro migliore amico.
  • Approfondite per conto vostro: fatevi cogliere di sorpresa dalla curiosità. Vi piace un vino o una zona in particolare? Esisteranno sicuramente dei blog o dei libri in proposito.
  • Con i soldi dell’iscrizione comprate i corsi, non il diploma: tenete a mente che nessuno vi regala niente e che dovete dimostrare di avere acquisito quelle conoscenze di base che serviranno per approcciarsi al mondo del vino.
  • In sede di esame, niente panico! Da quello che ho potuto capire parlando con i miei compagni di avventura all’esame orale, da parte dei commissari c’è un atteggiamento tendenzialmente collaborativo. Quindi approcciatevi con calma e sangue freddo. Se ci sono domande che non capite, chiedete di ripeterle, ragionate sulla risposta senza complicarvi la vita. In estrema sintesi, date priorità alla semplicità e all’essenzialità per lasciare gli orpelli alla fine.

La prova orale si sviluppa secondo una traccia standard. Colorate di blu le fasi della prova comuni a tutti i candidati. Il resto dell’elenco è composto dagli argomenti che mi sono stati sottoposti dal commissario.

  • Rassegna bicchieri: quale vino per ogni calice
  • Rassegna bottiglie: misure e tipologie
  • Correzione compito: appunti sulle domande sbagliate
  • Degustazione con punteggio: degustazione verbale, il commissario compila la scheda su foglio bianco ed eventualmente solleva delle osservazioni
  • Definizione di tendenza amarognola e i cibi in cui si può riscontrare
  • Parti morbide del vino e loro composizione
  • Fermentazione malolattica e botti di legno
  • Definizione del metodo Soleras e descrizione dello Sherry
  • Il nebbiolo in Lombardia e in Valle D’Aosta.

Se siete dei veri perfezionisti, dopo l’esame (e i festeggiamenti del caso) fate mente locale sulle domande che vi hanno messo più in difficoltà e ponetevi rimedio. Terminato questo percorso che normalmente dura un anno e mezzo, sarete pronti per iniziare una nuova avventura, sempre da studenti curiosi, sempre da esploratori affamati di nuove scoperte. Cin cin!

(Fonte foto: sommelierdechile)

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