Terre di vite: il buon vino torna a casa a Levizzano Rangone

È stato un fine settimana che è andato oltre le mie più rosee aspettative, ho conosciuto produttori e ho scoperto nuove etichette in una manifestazione di alto livello a pochi chilometri da casa. Dopo alcuni anni di pausa di riflessione, la manifestazione “Terre di vite” è tornata ad animare il castello di Levizzano Rangone per una due giorni enoica di qualità che mancava da parecchio sul territorio modenese: settanta produttori hanno portato circa trecento etichette in degustazione. I risultati? Salvo qualche sporadico giro a vuoto con bicchieri poco espressivi o sentori sgradevoli, la prova è stata più che positiva. Qui di seguito alcune proposte che ho apprezzato in particolar modo. Mi sarebbe piaciuto inserirne anche altre, ma ho dovuto “tagliare con l’accetta” per motivi di spazio:

  • Colli di Scandiano e di Canossa Doc, Bianco del Bacino, Tenuta Vandelli, 2014,. Alla base di questo spumante metodo Charmat c’è la Spergola, bacca bianca autoctona tipica della zona di Scandiano (Reggio Emilia) rintracciabile anche nelle vicine Castellarano (sempre in provincia reggiana) e Sassuolo (Modena). Opera, infatti, nella frazione sassolese di San Michele dei Mucchietti l’azienda che realizza questo prodotto dal sorso facile. Dal colore giallo paglierino tenue con riflessi verdolini, il vino coglie di sorpresa l’olfatto con rimandi quasi mediterranei di agrumi, biancospino ed erbe aromatiche. Un palato coerente fatto di sapidità e acidità si protrae con una lunghezza inaspettata.
  • Barbera d’Asti Docg, Lia Vì, Carussin, 2014. Dal Monferrato giunge questa Barbera in purezza giocata sulla bevibilità immediata, perfetta per essere condivisa a tavola con gli amici davanti a un primo piatto a base di carne. Si presenta con un brillante rosso rubino dai riflessi purpurei e all’olfatto si distingue per l’intensità dei sentori di piccoli frutti rossi. Grande verticalità e pulizia al palato con rimandi fruttati in uscita.
  • Igt Toscana, Stravento, La Mercareccia, 2011. A una manciata di chilometri da Bolgheri e dal mare de la California (frazione di Bibbona), sorge questa azienda condotta dal vignaiolo modenese Fabrizio Zanfi: il suo Sangiovese in purezza affinato in barrique di secondo passaggio per 18 mesi colpisce per i sentori iodati che tornano al palato con una sapidità molto piacevole. Servito fresco durante la stagione estiva, potrebbe riservare sorprese.
  • Riva Arsiglia, Giovanni Menti, 2011. Una Garganega in purezza proveniente dalle colline vulcaniche di Gambellara. Si presenta con un colore giallo paglierino carico e l’olfatto è proprio dei bianchi fermi di struttura: «Si sentono l’idrocarburo, il copertone e la miscela della Vespa in frenata» dice il produttore. Impossibile dargli torto. Sorso caldo e sapido, perfetto per trascorrere le serate d’autunno.
  • Toscana Rosso Igt, Carmina Arvalia, Azienda Agricola Carla Simonetti, 2011. Da un ettaro scarso situato a Castagneto Carducci nasce questo rosso a base di Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Sangiovese e Syrah. Il colore rosso rubino carico annuncia un vino dalla struttura possente, un olfatto intenso e ampio composto da erbe aromatiche, frutta rossa matura e spezie (pepe nero) invita ad andare oltre: caldo, succoso, avvolgente, morbido, ma non stucchevole grazie al giusto contrappunto di freschezza.

Al netto dei pregi e delle belle proposte portate al pubblico (non dimentichiamo la degustazione con il giornalista Sandro Sangiorgi), l’organizzazione dovrebbe lavorare in vista delle prossime edizioni per migliorare la fruizione dell’evento. Personalmente, ho ravvisato i seguenti problemi:

  • No parcheggio. Se si arriva dopo l’orario di apertura della manifestazione, bisogna inventarsi soste molto fantasiose a rischio di polizia municipale.
  • No tracolla portacalice. So che per chi organizza queste rappresentano una voce di costo in più, ma la comodità di avere una mano libera in più e, volendo, il piacere di portarsi a casa un souvenir della manifestazione dovrebbero valere l’investimento.
  • Biglietto a ingresso unico. Impossibile fare un biglietto che comprendesse l’intero fine settimana.
  • Ordine casuale delle cantine. Onestamente, non ho compreso il percorso logico sottostante la numerazione decisa dagli organizzatori. Non c’è stata, ad esempio, alcuna divisione o assegnazione delle sale per area geografica.
  • Nessuna indicazione per la collocazione geografica delle aziende. Né sulla piantina distribuita all’ingresso né sui cartelli presenti agli stand erano presenti indicazioni sull’ubicazione dei produttori. Al primo piano, ci si è ingegnati in modo rudimentale, ma efficace: i vignaioli hanno scritto la loro regione di provenienza direttamente a penna sotto il nome della loro azienda. Di aiuto sì per il visitatore, non il massimo però da vedere.
  • No segnale gsm, no Wi-Fi. Va bene che Levizzano Rangone sconta un problema tutto suo di segnale scarso per la telefonia mobile, ma nelle sale del castello si era di fatto isolati dal mondo esterno. Allo stesso modo, la mancanza di un hotspot Wi-Fi non ha contribuito ad alleggerire la situazione. Peccato, perché “Terre di Vite” avrebbe tutte le potenzialità per essere raccontata in modo efficace sui social network, anche e soprattutto in tempo reale.
  • Illuminazione pessima. Discorso che va di pari passo con la mancanza di segnale gsm e Wi-Fi: le luci soffuse da cenetta romantica non funzionano in un contesto dove l’avventore (sia un appassionato o un professionista) potrebbe avere necessità di fare foto con lo smartphone.
  • Acustica pessima. In caso di affollamento delle sale, il chiasso diventa intollerabile. Sabato sera, verso le ore 19, la massa di visitatori rendeva impossibile parlare anche a trenta centimetri di distanza. Per le prossime edizioni, forse potrebbe essere utile rivedere la disposizione e la distribuzione degli stand nelle sale.
  • Intrattenimento musicale inutile. Nel primo pomeriggio di domenica, ha fatto capolino una coppia di musicisti con l’obiettivo (fallito) di allietare l’esperienza dei visitatori. Il risultato finale ottenuto è stato quello di aumentare ulteriormente il rumore nei locali.

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