Consigli per una toccata e fuga al Merano Wine Festival

Alzarsi di buon mattino, prendere la macchina, incamminarsi lungo l’Autobrennero. Uscita Bolzano. Svolta per la SS38, la superstrada che mi porta a destinazione: Merano Wine Festival. Niente traffico, parcheggio facile alle terme e via verso l’ufficio stampa per prelevare accredito e il catalogo. Nonostante sia lunedì e manchi ancora una ventina di minuti all’apertura, la calca all’ingresso del Kurhaus è già significativa, ma, grazie ai privilegi della kasta dei giornalisti, la fila non è un problema e si può entrare senza problemi. La location è senza dubbio ricca di fascino e riesce alla perfezione a trasmettere l’importanza della manifestazione: le sale ampie e luminose non solo vengono animate da produttori e visitatori, ma anche dal servizio preciso di hostess e steward impegnati nella corretta manutenzione degli spazi e delle seau à glace (termine raffinato per definire le sputacchiere). Fin subito dopo lo scoccare delle ore 10, i locali della Kurhaus vengono presi letteralmente d’assalto. Non si fanno prigionieri! Il primo piano è praticamente tutto esaurito (bisogna avere molta pazienza per muoversi nella sala principale, la Kursaal), i corridoi sono un continuo via vai e si può solamente respirare un attimo lungo le scale per salire al secondo piano. La frenesia è a livelli altissimi: l’ala destinata agli ospiti stranieri è off-limits e c’è un minimo di ossigeno solamente davanti ai produttori provenienti da Romania, Crimea e Moldova. Situazione più sostenibile nelle gallerie ubicate sempre al secondo piano dove riesco a togliermi lo sfizio di scambiare due parole con un produttore e un agente di commercio. Al piano terra, la situazione è migliore sotto il tendone esterno nell’area riservata ai prodotti gastronomici: fra le tante proposte assaggiate, promossi i panettoni di Loison Pasticceri, i salumi d’oca dell’azienda agricola Casina Madonnina e il prosciutto San Daniele artigianale realizzato da Giovanni Prolongo. La quantità di assaggi disponibile, visto il numero di stand, rende superflua la ricerca di idee per il pranzo.

La domanda cruciale è: se uno ha poco tempo a disposizione e vuole degustare il maggior numero possibile di etichette, cosa deve fare? Ci sono due soluzioni che potrebbero venire incontro a chi ha i minuti contati: la Merano Wine Award Area, dove circa centoventi etichette incluse nella selezione ufficiale dell’edizione corrente vengono servite dai sommelier a richiesta, e l'”Enoteca Italia”, un banco con oltre trecento vini scelti dalla guida “Vini buoni d’Italia” della Touring Editore. Soprattutto in quest’ultimo contesto, ho apprezzato molto la pazienza e l’attenzione riposta nei confronti del visitatore da parte dei gestori dello spazio.

Per quanto riguarda i consigli pratici che mi sento di dare dopo questa manciata di ore in solitaria a Merano, raccomando ai più danarosi il parcheggio sotterraneo delle Terme: per poco più di 7 ore di sosta, ho speso 16 euro. Per tutti i visitatori: visti i costi elevati dei biglietti e l’occasione di incontrare produttori provenienti praticamente da ogni dove, invito a valutare fin da oggi l’idea di fare un investimento per una quattro giorni davvero fuori dall’ordinario tenendo comunque presente che non basterebbe un’intera edizione di Merano Wine Festival per potere vedere un’intera edizione di Merano Wine Festival! La cittadina stessa merita una visita per la finezza del centro storico, la bellezza delle montagne circostanti e il benessere che solo un momento di relax alle terme può dare. Ultime due dritte: portatevi da casa una tracolla porta calice e… divertitevi responsabilmente!

Tra i vini che ho potuto assaggiare, segnalo tre etichette:

Chianti Montespertoli Docg, Casa di Monte, Riserva 2009. Sangiovese in purezza maturato prima in acciaio e poi affinato in bottiglia. Facile e beverino, caratterizzato da un’immediatezza e da un frutto che lo rendono adatto per una “sbicchierata” in compagnia. Scoperto per caso nella Merano Wine Award Area dove, a catalogo, risultava il Laureo Toscana Rosso Igt del 2009 (blend sangiovese e merlot) sempre della stessa azienda che, per quanto mi riguarda, ne è uscita in modo davvero dignitoso. Prezzo 10 euro.

Tintilia del Molise Doc, Lame del Sorbo, Az. Agr. Vinica, 2012. Tappo a vite, equilibrio e giovialità da vendere per questo rosso a base di Tintilia in purezza, umile vitigno tipico molisano capace di fornire prove molto interessanti come in questo caso: di media struttura, si fa apprezzare per i toni delicatamente floreali e speziati. Terminato il sorso, capiterà di volerne ancora perché la freschezza lasciata al palato risulta davvero piacevole. Scoperto nella GourmetArena negli spazi messi a disposizione della Regione Molise. Prezzo 13 euro.

Colli piacentini Cabernet Sauvignon Doc, Luna selvatica, La Tosa, 2011. Taglio bordolese emiliano (90% cabernet sauvignon, 10% merlot) di grande struttura, con ancora diversi spigoli da smussare con il tempo nonostante l’invecchiamento in barrique nuove per dodici mesi. Per chi apprezza i vini dotati di spalla e per la cacciagione, questa è una scelta più che azzeccata, ma potrebbe essere saggio aspettare ancora due o tre anni per gustare questa etichetta. Prezzo 19 euro.

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