Ciao Sandro. Da oggi siamo tutti un po’ meno modenesi

Una telefonata in redazione. Giovanni risponde. Annuisce. Passa qualche istante. Mi fa chiamare dal “ripostiglio dei collaboratori”, uno stanzino riservato ai collaboratori privi di scrivania personale. «C’è Sandro che ha bisogno – mi dice – ha dei problemi con Facebook e gli serve qualcuno che ci capisca di computer». All’epoca, la redazione della Gazzetta di Modena era a pochi minuti di cammino da quello che tuttora è conosciuto come il “Bellei palace” di via Muzzioli. Arrivo a casa sua. Suono il citofono e mi fa salire. Ero un imberbe cronista da consiglio comunale e avevo già incrociato più volte Sandro per il suo impegno politico con la Lega Nord. Mi accoglie con uno dei suoi inseparabili maglioni a collo alto scrutandomi dall’alto verso il basso attraverso i suoi occhiali da vista rotondi: «Eccoti!». In casa, solamente libri.  Libri ovunque. Di qualsiasi tipo. A uno sguardo più attento emerge l’estrazione territoriale dedicata alle tradizioni, la storia e la gastronomia di Modena e provincia. Dopo i convenevoli di rito, Sandro espone il problema: «Non riesco più ad accedere a Facebook!». Mi porta nel suo studio e mi fa sedere davanti il monitor circondato da volumi di ogni tipo. Basta seguire la procedura indicata dal social network blu in caso di password dimenticata. Nel giro di pochi minuti, il profilo è nuovamente accessibile. Sandro sorride compiaciuto: «Grazie!». Tutto soddisfatto, si allontana per qualche istante nel corridoio adiacente, anche quello affollato di libri adagiati sul pavimento, i mobili, gli scaffali. Ritorna nel suo studio e la sua mano mi allunga un libricino dalla copertina rossa di filastrocche dialettali per bambini. «Ecco, così lo puoi dare alla tua nipotina!». Sorrido. Non avevo una nipotina allora e non ce l’ho neanche oggi. Ma avevo e ho tuttora una cuginetta piccola. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento: «Ci vediamo in consiglio comunale!».

Quando ho saputo della scomparsa di Sandro Bellei, la mia mente è andata a questo piccolo episodio. In Municipio, ci siamo incontrati in altre occasioni fino alla scadenza del mandato elettorale nel 2014: nella sala dei “Passi perduti” (l’anticamera dell’aula consiliare) più volte ci siamo confrontati sulla politica e il mirabolante universo del giornalismo locale.

In queste ultime ore, i media modenesi hanno giustamente ricordato Sandro per la sua carriera e la sua corposa opera editoriale. Con lui non ho mai avuto la confidenza o l’intimità che hanno avuto altri colleghi più esperti e paludati, ma una cosa posso dire di avere imparato in quella mezz’ora scarsa trascorsa a casa sua alcuni anni fa: un vero maestro è per sempre studente. Nonostante la sua esperienza, nonostante la conoscenza degli argomenti culturali ed enogastronomici dimostrata concretamente sul campo, Sandro non ha mai smesso di scoprire, approfondire, specializzarsi perché ci sono sempre cose nuove da imparare, soprattutto in campo enogastronomico.

Ciao Sandro: il tuo posto a tavola non verrà occupato da nessuno.

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