Amarone, Barolo e Brunello, il futuro è oggi: tre aziende da tenere d’occhio

Amarone, Barolo, Brunello. Rigorosamente in ordine alfabetico, i tre assi del vino italiano nel mondo sono i protagonisti di martedì 12 aprile per l’ultima giornata di degustazioni di “Young to young”, contest per blogger organizzato dai giornalisti Paolo Massobrio e Marco Gatti de “Il Golosario”. La missione? Raccontare le etichette prodotte da tre giovani produttori di altrettante produzioni vinicole di eccellenza: Rosedio Rossetti e Jessica Pellegrini della “Fattoria del Pino” con il Brunello Montalcino, Nicola Oberto dell’azienda agricola “Trediberri” con il Barolo e Gabriele Righetti dei “Vigneti di Ettore” con l’Amarone della Valpolicella Classico.

 

Jessica e Roserio
Jessica Pellegrini e Rosedio Rossetti

 

“Fattoria del Pino”, Montalcino (Si)

«La mia sfida più grande è mettermi in gioco come donna nel lavoro in campagna: datemi un paio di forbici e delle scarpe grosse, farete di me la persona più felice del mondo». Jessica Pellegrini, “Fattoria del Pino”, attiva dal 2010. ha le idee chiare sulla propria missione: stare in vigna dieci ore al giorno e curare il Sangiovese («È un’integralista, vede la vigna come passione pura!», dice di lei il compagno Rosedio Rossetti) colonna portante del suo Brunello di Montalcino. Da cinque ettari ubicata nella valle di Montosoli, località situata ai piedi della collina del noto borgo toscano, ogni anno vedono la luce complessivamente 6mila bottiglie tra Brunello, Rosso di Montalcino e Igt.

DSC_1899
Brunello di Montalcino Docg 2011, Fattoria del Pino

Brunello di Montalcino Docg 2011: la degustazione. La veste è tipicamente quella del Brunello: un rubino caratterizzato da sfumature a cavallo fra il granata e l’aranciato. «Il Sangiovese del Brunello è questo!» argomenta Marco Gatti facendo roteare il calice: l’olfatto esprime una grande finezza con sentori floreali, prugna e spezie tutti sapientemente amalgamati. Al palato si conferma l’eleganza percepita in precedenza: più che un sorso, una carezza fatta di tannini ben modellati, piacevole acidità e un’uscita calda giocata sul frutto maturo. Prezzo al pubblico: 45 euro.

 

Nicola Oberto, azienda tre di berri la morra barolo
Nicola Oberto

 

Azienda agricola “Trediberri”, La Morra (Cn)

Dalla Bocconi alla cantina di papà con il supporto di un amico bancario affetto da una passione sfrenata per i vini naturali. Opera in questo contesto Nicola Oberto, azienda agricola “Trediberri”, La Morra, «Il paese più bello del mondo!» racconta trasportato da un entusiasmo trascinante che trasuda devozione totale per il proprio territorio. Da otto ettari si ottengono 35mila bottiglie di cui 10mila di Barolo. «La mia sfida più grande è quella di fare un vino di cui sono soddisfatto e di essere anche più forte a livello di vendite». Interrogato su quale sia il suo sogno, invece, ammette candidamente di essere già al settimo cielo: «Posso solo ringraziare il mio papà perché sono già felice adesso con il lavoro più bello del mondo. Ho una fidanzata che fa quello che ho smesso di fare io, lavora in finanza, e sto cercando in tutti modi di trascinarla a lavorare con me in cantina».

Barolo Trediberri La Morra
Barolo Docg 2012, az. agr. Trediberri

Barolo Docg 2012: la degustazione. Si propone con i suoi primi riflessi aranciati, «Con l’evoluzione poi avrà gli stessi colori dei mattoni del duomo di Alba» afferma Paolo Massobrio citando Bartolo Mascarello. Colpisce lo sguardo per come vengono tracciati sul calice archetti fissi e di spessore. All’olfatto, oltre ai descrittori tipici del Barolo (ben definiti i sentori di viola), colpisce soprattutto per la profondità delle note terrose. Al palato l’ingresso è morbido, i tannini sono verdi e non potrebbe essere altrimenti vista la giovane età di questa etichetta e l’acidità rampante è indice di un equilibrio ancora da raggiungere, ma che lascia presagire un roseo avvenire. Un quarto d’ora dopo la prima degustazione, il naso si apre ulteriormente: il bicchiere sprigiona una nota balsamica di mentuccia freschissima su un rigoglioso prato verde. Prezzo al consumatore: 27 euro.

Gabriele Righetti, vigneti di Ettore, amarone valpolicella
Gabriele Righetti, “I Vigneti di Ettore”

 

I “Vigneti di Ettore”, Negrar (Vr)

Il nome dell’azienda è quello del nonno, Ettore Righetti, un ottantenne che dopo essere entrato nella Cantina sociale di Negrar in qualità di sguattero ne è uscito circa cinquant’anni dopo come presidente. Oggi, il nipote Gabriele e il cantiniere Armando, storico amico di famiglia conosciuto proprio nei locali della cantina di Negrar sono anche loro protagonisti di questa realtà imprenditoriale che da sette ettari produce 45mila bottiglie. L’età media delle vigne è di trent’anni, le più vecchie si spingono a quaranta. «Il tecnicismo ha poco senso senza l’esperienza – spiega Gabriele, laureando in Enologia a Milano – Per me il vino deve dare piacere e gioia di condividere, valori che considero fondamentali nel mio lavoro».

Amarone Valpolicella, Vigneti di Ettore Negrar Verona
Amarone della Valpolicella Classico Docg 2012, Vigneti di Ettore

Amarone della Valpolicella Docg, 2012: la degustazione. Un rosso rubino impenetrabile che non ha ancora concesso alcun riflesso granata, molto consistente, dotato di un colore ricco che tinge le pareti del calice. «È come tuffare il naso in un cesto di frutta» spiega Marco Gatti: infatti, l’amarena, la confettura e una persistente nota di mallo di noce accompagnati da un’importante componente eterea. Il palato non può che essere strutturato e l’alcolicità viene domata da una pronunciata acidità. Finale declinato da frutta rossa sotto spirito. Corvina, Corvinone, Molinara e Rondinella sono le uve che compongono un prodotto che davanti a sé ha ancora molta strada da percorrere prima di giungere a pieno compimento. Prezzo al consumatore: 30 euro.

Foto: Marta Cadoni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *