Da San Martino in Rio a New York: il Lambrusco Casalpriore

Da Campogalliano bisogna valicare la frontiera reggiana per poi incamminarsi verso San Martino in Rio, località Stiolo. L’indirizzo è uno scioglilingua: civico quattro di via Quattro Vie. È questo il viaggio che Gabriele Ronzoni, 77 anni, compie dalla sede legale della sua azienda “Casalpriore” al podere di proprietà di cinque ettari, di cui due vitati con piante risalenti addirittura al 1960. Ex dirigente del settore ceramico, da quando è andato in pensione nel 2007 ha iniziato a dedicarsi a tempo pieno al terreno acquistato vent’anni prima per produrre lambrusco con le varietà tipiche della zona: il Salamino della pianura, il Sorbara (la doc dista poche centinaia di metri, ma il terreno sabbioso è lo stesso), l’Ancellotta per il colore e l’Oliva, un vitigno ormai caduto nel dimenticatoio che deve il suo nome alla forma particolare degli acini. «È un peccato che sia stata abbandonata – spiega Ronzoni – il grappolo spargolo (in cui i chicchi sono radi e poco fitti, ndr) e la resistenza alla malattia fungina della peronospera fanno sì che l’Oliva sia perfetta per il regime biologico con cui opero». La produzione è di 6mila bottiglie, ma le ultime nuove piantumazioni alzeranno la quota a 25mila nel giro di quattro annisino. L’etichetta più rappresentativa è il Lambrusco dell’Emilia Igp Casalpriore e l’annata 2014, quella attualmente sul mercato, propone un’ottima sintesi fra lo spessore del sorso reggiano e la freschezza modenese: il calice si tinge di un rubino elegante e sprigiona profumi di viola accompagnati da un cesto di ribes, more e mirtilli appena colti. Quest’anno, per la prima volta in assoluto, il Casalpriore uscirà dai patri confini: a New York si presenterà, infatti, un piccolo contingente di 500 bottiglie. Le premesse per fare bene ci sono tutte.

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