Istinto e attrazione: il “Gs” Ravenna Igt Sangiovese di Costa Archi

Che cosa è il Sangiovese di Romagna? Fosse per me, la risposta si giocherebbe in due termini: istinto e attrazione. Fin dal primo naso, quel vitigno calato in quel territorio dovrebbe esprimersi con immediata risolutezza per ammaliare chi si accosta al calice senza troppi giri di parole. Per me, il Sangiovese di Romagna deve dimostrarsi capace di sedurre fin dal primo sguardo al vetro, deve conquistare con un colpo di fulmine, deve dimostrare la ragione dell’irrazionalità nella degustazione al primo sorso in cui deve scattare la scintilla.

Ebbene, ho riscontrato questa situazione nel “Gs” Ravenna Igt Sangiovese 2012 dell’azienda agricola Costa Archi di Serra di Castelbolognese, annata 2012. Gs sta per le iniziali dell’enologo-patron dell’azienda, Gabriele Succi. L’olfatto è giocato sulla frutta in evoluzione, le erbe balsamiche e una pennellata di tabacco dolce tipica del Sangiovese posto a invecchiare in tonneaux (personalmente, la soluzione di invecchiamento più rispettosa delle doti varietali del vitigno), con una forte intensità dove viva Iddio non si percepisce quella marca vanigliata che inganna il naso facendo dimenticare la natura della materia prima. A cogliermi alla sprovvista è stato il sorso: un corpo superbo fatto di consistenza, ritmo e freschezza con un tannino che definisce le linee di una finezza di grana paragonabile alle sabbie candide delle migliori spiagge sarde. Primeggia la pulizia, la distensione sul palato e il succo che rimane a lungo distintamente percepibile lungo tutta la lingua, ispirando l’ardente desiderio di attingere ancora una volta al bicchiere, forti del ricordo ben tracciato in uscita con una persistenza degna di più di una menzione.

La bottiglia è stata aperta per puro accidente, dato che avrei voluto vederla alla prova di un pasto prestigioso. La mia compagna Marta, avendo per cena un arrosto di pollo, ha pensato bene di approvvigionarsi dalla mia cantinetta personale: «Ho aperto un Sangiovese – mi ha scritto sul cellulare – spero non fosse importante». Eh no, mia cara! «Speri male!», ho risposto io! Questo è un ottimo Sangiovese che sa il fatto suo e che, una volta che è stato aperto, va finito da quanto è apprezzabile e non va certo lasciato in avanzo accanto al fornello o dentro al frigorifero per combattere il caldo d’agosto. Cara mia Marta, questo Sangiovese io me lo finisco e me lo godo eccome! Gluck!

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